Teatro della Spontaneità

presenta

 SPOON RIVER E ALTRE STORIE

da Edgar Lee Masters

 CON:

Barbara Forghieri, Chiara Tovagliari, Cristina Ruscica, Enrico Re, Gabriella Posa, Gloria Manfredi, Laura Sabato, Manuela Faccoli, Marcello Turco, Marianna Signato, Marzia Rainoldi, Matteo Giacobazzi, Nicola Michele

REGIA:

Roberto Motta

IMPIANTO SCENICO:

Giovanna Di Lonardo

SUPERVISIONE ARTISTICA:

Walter Orioli

 PRODUZIONE:

Nato sulle colline del lago di Como, in un borgo medioevale, lo spettacolo scaturisce da una rilettura della famosa “Antologia di Spoon River” di E. L. Masters. Donne e uomini raccontano la loro storia che si unisce ed intreccia con quella di altri personaggi. Storie apparentemente così lontane da noi, ma capaci di farci riflettere sul significato di una parola fondamentale: Vita.

Lo spettacolo ha avuto il suo debutto ufficiale il 20 marzo 2004 al Teatro Villoresi di Monza.

SPETTACOLO NON DISPONIBILE

da "Il Cittadino" di giovedì 25 marzo 2004

Gli interpreti hanno scelto: musica e movimento

SPOON RIVER, DALLE LIRICHE ALLA REALTA'

Teatro della Spontanneità fa rivivere i personaggi della grande antologia

"[...] il Teatro della Spontaneità ha affrontato - e lo ha fatto con esito felice - un pezzo classico della poesia. Della poesia americana: "Spoon River". [...]

La regia di Roberto Motta ha ricevuto un valido supporto nella scelta delle poesie, effettuata dagli stessi interpreti, tredici in tutto, e nell'impianto scenico ideato da Giovanna Di Lonardo.

Ogni attore e attrice ha individuato e "cucito" su di sé la lirica che riteneva più adatta [...]

Non si è trattato di un collage o di una semplice declamazione dei testi. Musica, movimento, semplici coreografie, canto, hanno contribuito a dare smalto ai personaggi. semplice, spontanea, ma convinta la recitazione.

La scenografia - costellata di elementi naturali, e per le parti più rappresentative costituita da fili (una grande rete sullo sfondo, una gigantesca tela di ragno sul proscenio) - se da un lato creava un ambiente claustofobico, dall'altro lasciava, psicologicamente, spazi aperti, vie di fuga ai personaggi. Al termine della rappresentazione applausi calorosi."

Modesto Panizza