L’AUTENTICITA' DELLA FINZIONE


 

 

La psicologia sperimentale, oltre alla patologia, dovrebbe avere come oggetto di studio la "normologia" e le devianze dal processo di evoluzione psicologica implicite nella tendenza all'omologazione dei normodotati.

Oggi abbiamo tutti gli elementi teorici per studiare la "follia della normalità" e abbiamo anche molti motivi pratici, visto che le sofferenze psichiche nelle nostre società si stanno generalizzando e che un certo grado di nevrosi sta affliggendo tutti noi.

E' proprio in questo senso che l'omologazione, di pasoliniana memoria, è portatrice di sofferenza psichica sempre più diffusamente, in quanto implica la negazione della negazione della diversità e dell'alterità.

Quale potrebbe essere l'oggetto di studio di una psicologia della salute non rivolta (solo) alla patologia?

Si potrebbe occupare dello spegnimento della creatività, del rallentamento del processo di crescita psicologica, del tradimento del Sé nel giovane come nell'anziano.

Si fa un gran parlare della depressione come di un malanno che non ha né capo né coda, in quanto sembra sfuggire ad ogni causa, ad ogni cura.

Ma se si dedicasse più tempo alla cura della depressione con criteri olistici, si scoprirebbero nella storia della persona molti punti di rottura con il processo di crescita del vero Sé a favore di un "falso sé" e ogni tradimento al vero Sé non può che nuocere alla persona.

Ogni volta che il bambino rinuncia alla sua natura per il presunto amore di chi esercita potere su di lui si allena alla follia della normalizzazione.

Divenuto grandicello questo individuo rinuncia in parte alla propria autonomia, ad assumersi responsabilità della crescita, in cambio di un sicuro cordone ombelicale, invisibile quanto reale, che lo nutre di certezze sociali e lo castra dai processi di individualizzazione.

L'amore che non fa crescere è l'oggetto di studio della psicologia della salute.

La società, di solito, definisce realismo l'amore che non fa crescere, ma in realtà si tratta di una vera e propria sofferenza psicologica da parte di chi si rifugia nell'appartenere a qualcun altro (lavoro, figli, moto, computer, edonismo, rapporto di coppia, casa, ecc.) per soffocare la ribellione, la solitudine e il mestiere di vivere appieno delle proprie potenzialità creative e della propria diversità.

Gli esseri umani, per Sigmund Freud, sono guidati dall'inconscio: ora mi piacerebbe sapere perché i sostenitori della normalità si ostinano a negare questa semplice verità che ha rivoluzionato la nostra epoca.

Freud ha insegnato che l'apparato psichico è dominato da una cosa misteriosa che ha chiamato pulsione inconscia, costituita da energia verso un oggetto.

Un meccanismo alquanto inconscio la cui natura è sanamente automatica.

La pulsione è paragonabile alla linfa vitale della psiche che nutre tutto l'apparato,

ha una struttura paragonabile alla struttura fisica del corpo dove il Super-io rappresenta la razionalità, la moralità, la capacità di elaborazione; l'Es è il sano istinto che ci tiene con i piedi per terra e l'Io è il mediatore psichico, colui che prende contatto con l'ambiente e integra le istanze della ragione con quelle del piacere. Ora se il Super-io è troppo sviluppato come nella figura che, col difetto della generalizzazione, vorrebbe rappresentare la psiche della patologia della normalità nelle società occidentali, esso pesa troppo sulle altre parti della psiche provocando uno schiacciamento delle "vertebre" che reggono l'Io sull'Es.

L'area fra le due strutture della psiche è proprio quella della creatività, l'area del gioco, l'area della spontaneità, l'area dell'essere vitale in sintonia con le energie intuitive.

La pulsione, questa specie di DNA della psiche, ha sede nell'Es in quanto è l'unica struttura psicologica innata.

Non a caso molte persone legate alla patologia della normalità soffrono di mal di schiena proprio nella zona sacrale che corrisponde all'area della creatività e delle responsabilità.

L'arte in genere, e il teatro in particolare, potrebbero portare un grande aiuto al superamento di questo blocco creativo.

Il teatro è una forma artistica completa che coinvolge l'uomo in quanto tale. Quest'arte antichissima creando lo spazio dove si può fingere di essere quello che si crede, crea la grande magia di ricollegare le parti separate e riequilibrare la struttura psichica.

In che modo?

Riportando l'adulto in contatto con la sua spontaneità psicofisica, scaricando le tensioni che proteggono la corazza, attraverso la caduta della maschera fissa e stereotipata.

Ma quale tipo di teatro permette questa trasformazione?

Il teatro di Artaud, di Moreno, di Grotowski, il teatro che si richiama alla pedagogia e alla didattica della ricerca dell'ultimo Stanislavskij dove ogni attore è il suo metodo e dove l'improvvisazione rappresenta la base del lavoro dell'attore su se stesso.

Il teatro del Corpo e dell'Anima del Living Theatre, di Peter Brook, di Eugenio Barba: è questo il teatro sperimentale che ci consente di riflettere sull'essere e l'apparire. Se questa sfida supera un primo livello di enpass sintetizzato nella frase "non ce la farò mai", tale frase si trasforma in "forse ce la posso fare", allora si ha una specie di caduta della maschera.

Caduta della resistenza che l'attore pone nei confronti dell'atto creativo e avviene quello che Grotowski chiama il lampo di luce: una specie di energia intensa che trasforma e illumina e forma l'arte e l'artista.

Sulla scena avviene il teatro e nella persona avviene il cambiamento tra ciò che credeva di essere e ciò che è: un personaggio diverso da sé.

Persona, personaggio e personalità sono i tre elementi che compongono il metodo del teatroterapia.

La persona che qualche minuto prima di entrare in scena è una persona indifferenziata, si trasforma in personaggio: una persona altamente caratterizzata.

Il personaggio è per l'attore un oggetto transizionale, un non-fantasma carico di energia che coinvolge l'intero essere (fisico, psichico e astrale) e lo conduce a scoprire la propria natura.
Un oggetto che Winnicott dice essere né dentro né fuori, esso appartiene all'area del gioco.

La personalità essendo l'elemento alquanto astratto della triade è coinvolta, ma in modo riflesso.

Il concetto di personalità è una pura invenzione intellettuale, in quanto è il tentativo di dare una struttura ai molteplici personaggi che ogni adulto ha racchiuso in sé.

L'identità umana non è unica, ma come ben sappiamo contiene "Io differenti", a secondo del momento identificatorio a cui il complesso psichico è rivolto.

L'Io nasce dall'identificazione con l'oggetto e cresce passando la carica psichica da un oggetto all'altro.

E' per questo che il teatro è la vita e la vita è teatro; che la follia somiglia ad un teatro incontrollato dove il soggetto è posseduto da personaggi-fantasmi, caricati oltre una soglia accettabile e dunque fonte di sofferenza e alienazione in quanto fortemente destabilizzanti.

Paradossalmente questa alienazione è simile a quella che inizialmente abbiamo chiamato "patologia della normalità" in quanto, anche in questo caso, la psiche è come contenuta in un unico personaggio: quello conforme ai modelli correnti.

Il processo di espansione dell'Io implica per l'adulto, come per il bambino, la capacità di passare da un oggetto identificatorio ad un altro, da un gioco ad un altro, dal computer al deltaplano, dal tempo occupato al tempo da non occupare, dalla città al rapporto con la natura selvaggia, dal cellulare alla zappa, ecc.

Solo nella capacità di costruire e poi in quella di smontare il rapporto con l'oggetto risiede la libertà dal conosciuto che edifica l'uomo in modo profondo e indipendente.

La ricchezza per l'uomo contemporaneo risiede nella capacità di accettare i cambiamenti verso gli oggetti; come ben sappiamo, da un punto di vista psichico, gli oggetti non sono totalmente fuori di noi, né totalmente dentro di noi: essi esistono in quanto la pulsione li carica di significati.

Il computer, la televisione o il cellulare non sono alienanti in sé: è pericolosa la quantità di energia identificatoria che il soggetto investe su di essi in quanto oggetti che suppliscono a bisogni primari di affermazione, identificazione e comunicazione.

Per restare libero nella società dei media, l'uomo dovrà sviluppare sempre di più la sua "follia", la schizofrenia controllata che gli permette di entrare e uscire da vari personaggi, in momenti diversi della giornata o della settimana.

Fare teatro diventa salutare in quanto permette di giocare con i processi dell'identificazione ben illustrati da Pirandello in "Uno, nessuno, centomila".

Fare teatro aiuta la persona ad accettare che l'essere umano non ha in sé nessun punto di riferimento fisso.

La letteratura sull'identificazione è vastissima; da Buddha a Lacan, passando per il Teatro di Ricerca, si scopre che l'identità è qualcosa dove non sono eliminabili l'incertezza, l'estraneità e l'insicurezza.

Se accettassimo questa saggia verità sul nostro conto, la struttura psichica rappresentata all'inizio squilibrata verso l'alto, diverrebbe immediatamente equilibrata (anche se non stabilmente), in quanto la flessibilità porterebbe ad avere un miglior rapporto con le pulsioni e a far funzionare meglio le aree intermedie fra Es ed Io e fra Io e Super-io,

 

sviluppando nel rapporto con gli oggetti più fluidità e relatività, paradossalmente si viene a creare più compattezza nella struttura psichica. Attraverso il processo artistico questa compattezza diventa ancora più evidente fino a creare un solo spazio, lo spazio del gioco dove Es, Io e Super-io tendono a sovrapporsi, superando la divisione fra le parti. Tutti noi abbiamo vissuto questi momenti unici in situazioni quotidiane come potrebbe essere quella di cucinare, curare il giardino, nuotare, dipingere, fare musica ecc. Vivere con cura e altruismo prepara il terreno alla fusione dell'Io con il Super-io e questo allarga notevolmente le potenzialità della persona. Così come è importante fare un buon uso creativo del tempo, come premessa indispensabile alla propria crescita.

Walter Orioli