DENTRO LA VITA 

(NON SO) DOVE...



Teatro della Spontaneità

da: "il Cittadino" di Monza - Giovedì 27 Marzo 1997

"Dentro la vita" con un filo d’ottimismo

Sulla scena, scarna, il disagio della quotidianità: ampi movimenti e gestualità.

Il teatro della Spontaneità è formato da un gruppo di attori la cui ricerca parte dalla necessità di un lavoro che elabora in proprio i testi drammaturgici in modo da esplorare l’individualità dell’attore e quindi dello spettatore. Cos“ si legge sul libretto di sala della rassegna delle compagnie monzesi che sabato ha visto sulle tavole del Villoresi la rappresentazione di "Dentro la vita (non so) dove...", liberamente ispirato a "La brevità della vita" di Seneca, a "I fatti della vita" dello psichiatra Ronald David Laing e a "La profezia di Celestino" di James Redfield. Walter Orioli, il regista, lo aveva già presentato lo scorso anno alla rassegna, ed era il frutto del lavoro di un anno di corso in cui si erano impegnati a fondo i sette interpreti: Andrea Silingardi, Filippo Gessi, Flavio Marelli, Francesca Falsoni, Massimo Di Via, Raffaella Scippa e Roberto Motta (alla chitarra Simone Giardini sottolinea alcuni momenti clou della performance). Orioli aveva costruito questo spettacolo di ricerca, tutto teso sul filo psicologico (sogni, regressioni infantili, aspirazioni, senso della vita, ricerca della felicità), utilizzando il metodo di Eugenio Barba e di Grotowski, basato essenzialmente sull’espressione fisica dell’attore, sulla sua capacità di introspezione che trasforma l’allestimento in un atto di riflessione interiore collettiva.

Uno sfondo grigio, quasi sacchi di trincea e bidoni alla deriva, suggerisce lo spazio ideale per esternare i disagi quotidiani, dallo stress alla mancanza di libertà, dal bisogno del conforto del medico al disagio del diverso. Luci basse scandiscono atmosfere livide: ma il messaggio finale è di moderato ottimismo. La recitazione, da primi quadri, è sottolineata da ampia gestualità e movimenti a tratti inquieti e vorticosi.

Tra i temi trattati anche il potere, il dominio sull’altro e i media. Nell’insieme lo spettacolo è scorrevole, costruito con attenzione allo spettatore, reso partecipe di una quotidianità difficile. Gli applausi finali hanno salutato l’impegno positivo di tutti.

Modesto Panizza

SPETTACOLO NON DISPONIBILE