GIOVANNA DI LONARDO


Giovanna Di Lonardo, è nata a Rionero in Vulture (PZ), vive a Varedo (Milano), diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, ed in Musicoterapia presso il Centro Educazione Musicale Base di Milano.

Si occupa da diversi anni del rapporto tra la musica, le arti e la terapia in ambito preventivo e clinico.

Conduce gruppi presso enti ospedalieri e privati, per la formazione e la terapia.

Negli ultimi anni studia come la tradizione musicale, artistica e teatrale possano rappresentare la chiave di comunicazione per il benessere psicofisico dell’uomo.

Fondatrice del Centro Studi Politeama Arti Terapie di Varedo (MI) con lo scopo di promuovere la divulgazione e la conoscenza della musica, del teatro e delle arti in ambito preventivo-formativo-riabilitativo-terapeutico. Organizzando attività culturali, corsi, seminari, convegni, mostre e laboratori in ambito scolastico e nei centri-socio-educativi.

Per comunicare con Giovanna Di Lonardo    

 

DALLA MUSICA ALLA DIMENSIONE DEL SE'

 Più potente è l’armonia nascosta di quella che appare.
Eraclito

La prima esperienza di ciascun individuo è di tipo motorio/sonoro: nel grembo materno, il piccolo vive dall’alba della sua esistenza accompagnato dal pulsare rassicurante del cuore della madre, dal gorgoglio delle sue viscere, dondolato dal suo movimento e successivamente sperimentando il proprio, spesso di tipo decisamente ritmico.

Fino al momento del parto, durante il quale il bimbo è stretto da contrazioni che rispettano il rapporto unità/tempo in modo regolare ma sempre più incalzante divenendo quasi insostenibili nella loro ravvicinata frequenza, precipitandolo bruscamente nella dimensione della propria vita autonoma.

In cui ancora, la prima cruciale e bruciante esperienza è di tipo ritmico: l’aria, che ad intervalli regolari nel tempo dilata e fuoriesce dai suoi piccoli polmoni, accompagnata dal pulsare frettoloso del cuore che batte il tempo di un nuovo tipo di circolazione sanguigna.

E dopo una tempesta di stimoli tattili, visivi, acustici , termici, le braccia della madre che accolgono il piccolo nel primario rifugio che, attraverso un indelebile imprinting, diverranno l’emblema dell’idea di quiete e protezione: dentro un abbraccio, con il piccolo capo appoggiato sul cuore della mamma, (quasi ogni donna, di tutte le razze tiene istintivamente il proprio cucciolo così), l’orecchio aderente al suo corpo per ricoprire quel battito così ben conosciuto tutto il piccolo essere è percettivo del moto del seno materno che si solleva e si abbassa nel ritmo morbido del respiro. E’ il punto di partenza, l’inizio di ciascuna storia di ciascun uomo, dal più "grande" al più "infelice" che ci accomuna e che porta all’interno quest’intrigante costante di suono e di moto, la stessa costante che caratterizza una delle espressioni umane universali: "la musica".

Il malato psichiatrico investe le proprie energie nell’attivare meccanismi di difesa che lo proteggano dalla relazione con se stesso e con gli altri rimanendone perciò sprovvisto per attuare un comportamento geneticamente idoneo e socialmente condiviso. Partendo dal presupposto che l’ospedalizzazione ha come obiettivo primario la ri– abilitazione, ne consegue che ogni possibile strategia per riconsegnare al malato la propria abilità smarrita, va perseguita. Se il dolore del malato ha il proprio nucleo in un’identità frantumata e considerando l’identità come un processo in divenire in cui a momenti diversi identificabili in modo oggettivo nel tempo corrispondano situazioni e relazioni oggettivamente e soggettivamente (dal punto di vista del malato) diverse, risulta necessario aiutare il paziente a percorrere a ritroso un viaggio nel tempo fino a trovare una struttura di identità non danneggiata, anche se primaria ed elementare: ed iniziare da lì, per trovare una pietra angolare su cui basarsi per una metodica ricostruzione: per una progressiva ri –abilitazione.

La musica è così emotivamente coinvolgente in grado di produrre cenestesia, capace di attivare sinestesie (è stato osservato scientificamente come l’ascolto musicale attivi la "sinestesia secondaria o plurima" che stimola anche funzionalità sensoriali diverse dall’udito) con una radice così profonda nell’essere attraverso il suo paradigma suono/ ritmo/ movimento; o se ancor più a ritroso vogliamo andare il germoglio primario della musica coincide con il germoglio della vita, nell’essere sincronia/sintonia/sinestesia: da qui forse, il suo potere cenestesico che la scienza non ha ancora saputo spiegare.

L’intervento si basa sull’ascolto, tenendo presenti due aspetti che la ricerca scientifica in ambito musicoterapeutico ha evidenziato:

  1. L’ascolto musicale determina modificazioni di alcuni parametri neurofisiologici quali il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la contrazione muscolare, il riflesso psicogalvanico (nonostante non siano ancora stati evidenziati i meccanismi che sottendono a tali variazioni durante l’ascolto).
  2. L’ascolto musicale è quel fenomeno che si attua quando, attraverso un’elaborazione si pongono in relazione:
  3. elementi posseduti a livello di rappresentazione mentale relativi alla dimensione acustica, con
  4. la realtà acustica percepita, cogliendone analogie e differenze.

Ascoltare e perciò un’operazione mentale in cui l’individuo confronta ciò che già possiede con l’esperienza percettiva che sta vivendo, richiedendogli di porre se stesso in relazione con la circostanza e con l’ambiente.

Tenendo presenti questi due punti e la valenza emozionale della musica risulta evidente come l’approccio musicoterapeutico, possa aprire l’accesso a pensieri, sentimenti, riflessioni, associazioni o fantasie che nel malato psichiatrico risultano bloccate, permettendo conseguentemente una presa di contatto ed un’elaborazione adeguata del materiale emerso al personale specialistico.

 

Il tipo d’intervento segue i principi di R. Benenzon secondo il quale ciascuno possiede un ISO sonoro/musicale, costituito da quattro stratificazioni procedenti dall’esterno all’interno nel modo seguente:

  1. ISO UNIVERSALE di tipo specie/specifico, corrisponde all’imprinting uditivo che ciascun individuo riceve: il battito cardiaco, il suono della respirazione ed i rumori interni al corpo della madre, nella vita intra – uterina; poi la voce materna nella vita extra – uterina.
  2. ISO GRUPPALE di tipo etnico/culturale; tanto più l’individuo si riconosce in quanto facente parte di un gruppo (etnico, culturale, sociale, religioso, sub – culturale, etc...) tanto più il suo il suo iso gruppale è dominante.
  3. ISO COMPLEMENTARE è una sorta di membrana all’ISO GESTALTICO, il nucleo dell’identità sonora individuale: non ha consistenza propria ed assume aspetti della situazione contingente, fungendo da trait – d’union, da "ponte" fra la situazione sonora del momento, a cui si adatta e l’ISO GESTALTICO.
  4. ISO GESTALTICO è l’identità sonora dell’individuo; come l’identità globale, non è statica ma in continua evoluzione: è una condensazione/ricapitolazione/rielaborazione dell’ISO UNIVERSALE, GRUPPALE e, poiché vive anche nell’istante contingente, dell’ISO COMPLEMENTARE: il tutto configurato dalle situazioni, relazioni ed esperienze della vita dell’individuo. L’iso gestaltico è quindi una sintesi dell’individuo e di tutta la sua storia, così come la racconta ora in questo preciso momento.

Perciò porsi in relazione con l’iso gestaltico significa porsi in vero contatto umano ed empatico con l’individuo. [Per questa ragione, non ha senso proporre a chi presenta sintomi di agitazione, musica ad andamento lento al fine di calmarlo; risponderà molto meglio ad un ritmo vivace che si avvicina al proprio ritmo mentale, al proprio ISO gestaltico nell’attuale configurazione].