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LA COMPAGNIA |
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"Azione e sentimento" |
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Nata nel 1993 con lo spettacolo “Dentro la vita (non so) dove”, collage di testi tra cui “Le profezie di Celestino” di J.Redfield e “La brevità della vita” di Seneca. Costruito da un mosaico di improvvisazioni sceniche con attori non professionisti (ma Filippo Gessi lo diventerà negli anni successivi), lo spettacolo fu definito dai critici de “I teatri invisibili” di S.Benedetto del Tronto, “un lavoro senza necessità tecniche pieno di suggestioni dove l’attore è più che vero perché spontaneo”.
Con questa rappresentazione costata due anni di lavoro, il gruppo fondatore si separa e nasce un'altra compagnia intorno ad una ricerca complessa tra Edipo, Freud e Lillit “la luna nera”, le arti terapie e la teatroterapia. Una scultura di rame è sullo sfondo e nel proscenio un panno bianco montato in un telaio di legno raffigura forme ispirate a Mirò e ai segni preistorici che si colorano in scena. Sostenuto da Andrea Silingardi attore protagonista, Giovanna Di Lonardo al flauto traverso e Roberto Motta nei panni di Freud e altri 6 attori tra cui un bambino, "Edipo e la bianca luna" racconta la storia del grande psicanalista viennese. La prima dello spettacolo è anche l’ultima replica. Questa rimarrà la caratteristica del Teatro della Spontaneità.
Unica eccezione “Amleto a luci spente” performance interattiva in 25 minuti nei quali per almeno 20 minuti gli spettatori, sette alla volta per ogni replica, vengono bendati e rivivono la tragedia del principe di Danimarca nel loro corpo e attraverso l’udito, il tatto, l’olfatto.
Nel 1998 con “Mandala” si ritorna sul palcoscenico ma anche sotto il palcoscenico nella zona “inconscia” dell’edificio teatrale, per rappresentare la ricerca del gruppo che ora è nuovamente cambiato. Dieci attori provengono dalla scuola di formazione in teatroterapia, uno alla vecchia compagnia e due dal corso di teatro che Orioli ha sempre condotto in quel di Monza. “Mandala” è un vero e proprio mandala. Lo spettacolo è simile alla costruzione lenta della forma che tende alla perfezione col solo fine di esigere dall’attuante attenzione massima a ciò che avviene in scena. Una specie di jazz recitato con la partitura da guida, in cui l’attore deve avere attenzione e cura paragonabile al mosaicista tibetano granellini di sabbia colorata. Un mandala di gesti, azioni, canti e suoni prodotti da una banda di tablas e organetti indiani. Attori che si truccano in scena, croci trascinate nella segatura dei depositi teatrali, nel sottopalco, dove si respira area da cantina, come un vero mandala tibetano lo spettacolo, nell’atto della sua definitiva forma, cioè al termine della prima viene distrutto con un solo gesto: il gruppo si scioglie la sera stessa, ogni attore fa ritorno nel suo luogo di residenza: Ascoli Piceno, Bergamo, Padova, Milano, Firenze.
L’anno seguente, Walter Orioli, memoria storica di quell’etichetta definita Teatro della Spontaneità, lavora con un gruppo di donne intorno alla lingua dei nonni, il dialetto milanese e brianzolo. Il 12 settembre 2000 va in scena al solito Teatro Villoresi di Monza, nella tradizionale rassegna delle compagnie teatrali locali non professioniste: “Ti ouhei, ma son perduu quei cos?” tratto da Les Belles Soeurs di Tremblay. Divertente, ironico nei confronti di tutti quelli che fanno yoga per stare bene, lo spettacolo viene replicato un’altra volta a Lissone.
Un nuovo gruppo in formazione, nel frattempo, sta lavorando da due anni intorno alla “Tempesta” di Shakespeare. Le prime rappresentazioni avvengono nei boschi sopra Colico nelle montagne a picco sul lago di Como, a Fontanedo, antico borgo celtico e poi spagnolo, dove le sue rovine fanno da sfondo all’isola che non c’è. Mentre il temporale giunge davvero, gli attori si rifugiano nelle baite di Fontanedo e qui Prospero racconta la sua storia. Piangono gli occhi indigeni di uomini semplici, spettatori per caso di un teatro che mai avrebbero scelto di vedere. La prima de “La Tempesta” viene rappresentata al teatro Villoresi di Monza il 14 aprile 2002.
Un altro gruppo in formazione ha prodotto lo spettacolo "Spoon River e altre storie" che, come altri lavori dei gruppi in formazione, ha visto la luce a Colico nell'estate 2003. Lo spettacolo è stato trasformato in un lavoro di sala ed è stato presentato a Monza, al Teatro Villoresi, nel marzo 2004.
Il successivo gruppo in formazione ha prodotto lo spettacolo "Corde", sempre nel lavoro estivo a Colico che ha debuttato al pubblico a Monza, nell'aprile 2005.
Il gruppo di formazione della sede di Bari ha prodotto nel marzo del 2006 lo spettacolo "Il sole sotto" mentre quello della sede di Varedo lo spettacolo "Iacata" nell'aprile 2006.
Nell'aprile 2007 la scuola di formazione con sede a Bari ha rappresentato lo spettacolo "Soggetto per un breve racconto", mentre la scuola di formazione di Varedo "Sogno di mezzo".
La compagnia ha debuttato il 5 maggio 2007 al Teatro Villoresi di Monza con lo spettacolo "Sette Colori".
Nel 2008 la scuola di formazione di teatroterapia di Varedo ha presentato a Colico lo spettacolo "Mosaico" mentre i ragazzi della sede di Bari lo spettacolo "Sogni sVelati".
Nel 2009 la scuola di formazione di teatroterapia di Varedo ha presentato a Dervio - LC lo spettacolo "I Viaggi di Sinbad".
Il 15 maggio 2010 la scuola di formazione di teatroterapia di Colico presenta a Dervio lo spettacolo "Il ballo delle Baccanti".