Diario della Formazione 2

news

Sono tornata, ancora una volta. Sembra di dover andare a Colico per incontrarmi di nuovo. È un appuntamento sacro. Abbiamo raggiunto l’orto per ricollegarci col sentire e siamo poi andati in atelier e abbiamo posato gli sguardi sulle maschere e sugli specchi. Ci siamo guardati, ci siamo mascherati. Ci vedevamo scambiandoci le maschere. Per me avevo i fianchi larghi e troppe difese e quando abbiamo meditato, sotto la guida di Walter, quei fianchi e quelle difese hanno originato un’immagine bella, terrifica e potente. È stato come vedere chiaramente la forma della mia anima. Io la seguivo da dietro e mentre lei nel bosco si spogliava e si accovacciava nuda sulla terra nuda come lei per respirare insieme, io danzavo attorno a lei giocando fra le forme dei rami degli alberi. Nella restituzione mi sono detta ok, posso dire quello che sono senza temere e Walter mi ha ricordato che si è quel che si è anche se non si dice. Il giorno dopo sono diventata una danzatrice di strada e Francesco mi ha riconosciuta. La danza sta tornando sgomitando dentro al corpo. Quello che mi sto portando a casa, a Bologna, adesso, è Vedi l’anima che incarni e danza, per favore.

Serena

Cari miei insegnanti, compagne e compagni, più andiamo avanti e più andiamo in profondità! Mi è sembrato che la nostra ultima lezione abbia rappresentato qualcosa di più del “semplice” apprendere attraverso le spiegazioni e i laboratori in atelier. Questa volta il lavoro è stato più che mai su di noi, ma soprattutto tra di noi. Ci siamo incontrati sabato mattina completamente scarichi, chi per un motivo e chi per un altro. Solo dopo la prima lezione con Roberto, seduti a tavola, ci siamo ritrovati, ognuno con se stesso e tutti con ognuno. Mi è sembrato come se il gruppo, dal momento che si riunisce, manifesti una sorta di sintonia, la stessa che serve per lavorare a teatro e cioè quella che permette di condividere e sentire l’energia tra i teatranti in scena. D’altronde il teatroterapeuta deve interfacciarsi costantemente con il “gruppo” e il modo migliore per capirne l’importanza è viverlo in prima persona. Ho avuto l’occasione di sperimentare tale fiducia nel gruppo quando domenica con Walter abbiamo lavorato sullo psicodramma. La possibilità di aprire la porta e lasciare che gli altri guardino, sapendo che nessuno irromperà dentro senza un esplicito consenso, è stata la prova che il nostro gruppo ha raggiunto un buon livello di equilibrio.

Mattia